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IL TEATRO ROMANO DI PUTEOLI

Il teatro romano di Puteoli, pur essendo oggi del tutto scomparso dal paesaggio urbano, è ampiamente attestato da fonti epigrafiche, letterarie e iconografiche. La sua assenza materiale costituisce uno dei principali enigmi topografici della città romana, soprattutto considerando la monumentalità di Puteoli, dotata di due anfiteatri, uno stadio e numerose strutture pubbliche di rilievo.

Un primo nucleo di testimonianze proviene dalle celebri fiaschette vitree, souvenir tardo-antichi che raffigurano le principali architetture puteolane e riportano chiaramente l’immagine del Theatrum. A queste si aggiunge un passo delle Noctes Atticae di Aulo Gellio, che ricorda la lettura pubblica degli Annales di Ennio in teatro, confermandone l’uso in età imperiale avanzata.

Sul piano epigrafico, tre iscrizioni rinvenute nel Rione Terra e conservate al Museo Archeologico dei Campi Flegrei attestano l’esistenza del teatro già in età augustea, documentando un atto di evergetismo degli Augustali avvenuto in theatro nell’11 d.C. Ulteriori indizi provengono da due basi commemorative dedicate al pantomimo Lucio Aurelio Pilade, artista di grande fama alla corte degli Antonini e protetto di Commodo. Pur essendo un liberto, Pilade ottenne a Puteoli cariche civiche e sacerdotali di rilievo, segno del forte legame tra la sua attività e il contesto teatrale cittadino.

La localizzazione del teatro resta tuttavia oggetto di dibattito. L’ipotesi tradizionale, sostenuta anche dalla ricostruzione di Jean-Claude Golvin, lo colloca nell’area compresa tra l’ex educandato Rosini e Via Vecchia San Gennaro, dove la curvatura della strada potrebbe riflettere la persistenza dell’emiciclo della cavea, analogamente a quanto avviene per il Teatro di Neapolis lungo Via dell’Anticaglia.

Una proposta alternativa, avanzata da Davide Peluso, suggerisce invece una collocazione leggermente più a est, presso l’attuale scuola Marconi, sfruttando il naturale declivio della zona nota come Collegium Decatrensium / Regio Decatriae. A sostegno di questa ipotesi vi sono la testimonianza di uno scavo con ritrovamenti anomali e la vicinanza all’area dei collegia dei tibicines, corporazione strettamente legata alle attività musicali e teatrali.

Una terza ipotesi può essere avanzata osservando il disegno del pittore fiammingo Hendrick van Cleve (1525-1589), riprodotto in Puteoli. Studi di Storia Antica II di Paolo Sommella (1978, pp. 29-32, n. 15). L’immagine, sopra riportata, raffigura il cosiddetto tempio di Nettuno, cioè le grandi terme di Puteoli, oggi quasi del tutto scomparse.

Dal punto di vista scelto dall’artista — probabilmente l’altura dove oggi corre la linea ferroviaria — risulta evidente che l’edificio ludico raffigurato alla sinistra del complesso termale non possa essere uno degli anfiteatri; in particolare il Flavio, più vicino, in quanto da quella posizione sarebbe stato rappresentato con tutt’altra evidenza e proporzione. È dunque più plausibile riconoscervi il teatro romano.

Questa lettura collocherebbe il teatro a valle del foro, in accordo con la proposta di Davide Peluso, ma con un orientamento opposto rispetto a quello ipotizzato: la cavea sarebbe infatti rivolta verso il settore forense, creando un asse visivo diretto tra i due spazi.

Dallo stesso punto di osservazione risulta inoltre poco convincente l’ipotesi di Jean-Claude Golvin: l’edificio da lui proposto sarebbe nascosto dall’anfiteatro Flavio, che — secondo questa ricostruzione — non rientrava nella scena che van Cleve intendeva rappresentare.

Nel complesso, le fonti convergono nel confermare l’esistenza di un grande teatro pubblico, centrale nella vita culturale e civica della Puteoli romana, la cui precisa ubicazione, se quest'ultima ipotesi dovesse essere confermata, appare finalmente svelata.

 

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